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“L’amor che move il sole e l’altre stelle”
Spunti sul tema

C’è una forza che mette in moto l’intero universo, dalle particelle subatomiche alle galassie.
Non è una forza che schiaccia o domina, ma che attrae e armonizza, che spinge avanti senza
violenza, che orienta senza costringere. È l’amore come principio dinamico del cosmo, l’energia
che tiene insieme ogni cosa e la sospinge verso il suo compimento.
Questa intuizione ci interpella con urgenza particolare oggi, mentre viviamo frammentati in
bolle digitali che ci isolano invece di connetterci. In un mondo dove gli algoritmi decidono cosa
vedere e chi incontrare, riscoprire l’amore come forza che muove e trasforma diventa una
sfida radicale.
Significa riconoscere che la realtà non è caos immobile, ma porta in sé una direzione, un dinamismo
che ci spinge oltre noi stessi.
Le grandi questioni del nostro tempo assumono così una prospettiva diversa. I conflitti che
lacerano il mondo non sono destini immutabili: tradiscono quella forza propulsiva che potrebbe
invece generare riconciliazione, rimettere in cammino popoli bloccati nell’odio. L’intelligenza
artificiale, mentre simula i nostri comportamenti, ci costringe a chiederci cosa davvero ci
mette in movimento come esseri umani: la capacità di amare senza tornaconto, di lasciarci
smuovere dalla gratuità. La politica e l’economia, ispirate da questa dinamica, possono tornare
a servire il bene comune: non solo come principi ideali, ma come declinazioni reali nella vita
delle persone.
Da 46 anni il Meeting rappresenta questo movimento continuo. È un percorso intenso dove ci
si incontra, si attraversano esperienze, si costruisce insieme, ci si lascia provocare e trasformare.
Non è fuga dalla quotidianità ma suo primo compimento: in pochi giorni si condensa quella
ricerca inquieta di verità e bellezza che poi continua tutto l’anno, che rimette in moto esistenze
intere. Ogni edizione diventa pellegrinaggio laico e cantiere insieme, dove l’incontro con l’altro
ci sposta, ci fa fare un passo avanti verso quella pienezza che tutti, consapevolmente o meno,
desideriamo.
Dove si manifesta oggi questa forza che muove? Nei luoghi più impensati: nell’ostinazione di
chi continua a educare quando tutto sembra crollare; nell’inventiva di chi genera bellezza dove
regna il degrado; nella tenerezza verso gli ultimi che rimette in discussione le nostre priorità;
nell’audacia di credere che il nemico possa tornare amico, che le relazioni bloccate possano
sbloccarsi. Non sentimentalismo, ma testimonianze di vita ed esperienze concrete dove l’amore
si rivela energia che rimette in moto ciò che sembrava morto.
Il Meeting 2026 vuole verificare se davvero questa forza motrice sia la chiave per leggere
la realtà e viverla pienamente. Un amore che non appiattisce le differenze ma le fa danzare
insieme, che non paralizza ma attrae verso il movimento, che ci spinge fuori da noi stessi per
ritrovarci più grandi. Una forza che può muovere noi e, attraverso le nostre azioni, rimettere in
cammino un mondo che sembra essersi fermato.

RECENSIONE DEL ROMANZO

Il romanzo ha lo stesso oggetto del Meeting “L’Amor che muove il sole e le altre stelle”, ossia indaga la forza motrice che muove l’universo e il cuore dell’uomo. L’amore come principio dinamico di trasformazione dell’uomo e del mondo: il protagonista Thor, Tommaso già da questo soprannome parliamo di un ragazzo, tutto muscoli e forza, e Lucia (quasi Beatrice nel romanzo) è la vera protagonista del romanzo anche se rimane sullo sfondo della storia dandole però la direzione.  L’amore per Lucia fa fare a Thor un percorso di vera conoscenza di sé, dei propri limiti ma anche dei propri talenti che tra l’altro non pensa di avere. La storia si snoda durante i terribili avvenimenti del terremoto del 2016 nelle Marche fra Urbino e Arquata del Tronto. Il romanzo tratteggia i destini di questi due ragazzi e in particolare di Thor. La sua figura nella prima parte del romanzo emerge come quella di un eroe cavalleresco che combatte nelle giostre delle ingiustizie e limiti del mondo pensando che la sua forza e virilità sia sufficiente a dare un destino buono alle cose e alle situazioni, finché non si scontra con il limite e la sofferenza causata dal terremoto ed emerge la domanda su di sé: Chi sono? Nella vita è accorgersi del limite e della sofferenza che ci fa diventare uomini, quello che dobbiamo essere? Come dice Montale nella sua poesia Il Viaggio è un imprevisto la ns. salvezza? Come si diventa uomini questo è l’interrogativo cruciale attorno a cui ruoterà l’incontro sul libro.

A cura del Centro Culturale E.Mounier

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