LA PIETRA LE MANI LA LUCE
NOVEMBRE 2025

Inaugurazione della Mostra fotografica  

sabato 1 novembre ore 17,00   

sarà presente l’autrice l’artista Maria Letizia Morini

LA PIETRA LE MANI LA LUCE

Le ragioni che ci hanno spinto a realizzare questa mostra sono due:

  • il desiderio di riproporre le foto di Letizia Morini, già apprezzata in un evento/mostra del 2014;
  • la passione di onorare uno dei settori dell’economia del nostro territorio che ha coinvolto generazioni di lavoratori, quello della pietra.

La disponibilità di Letizia e la collaborazione con una realtà artigianale locale, hanno fatto il resto. Così ha preso forma questa mostra:

La pietra

Nella pietra l’uomo ha trasformato una struttura naturale primordiale, in un bene utile e bello. Con il lavoro, ma anche nella cultura, nelle tradizioni si è imposta una materia poliedrica, tenace e docile, pronta alla manualità e all’arte. Guardare una costruzione, attraversare una piazza o una via, ammirare le meraviglie della scultura, equivale ad essere coinvolti nella forma della materia, entrare nella sua specificità di dono.

 Le mani

Le mani sono l’emblema della creatività, della capacità di trasformare, di realizzare sia l’utilità che la bellezza della forma. Le mani ispessite esprimono il segno della fatica, del sudore, della lotta per la realizzazione, per il confronto con la natura primordiale che viene trasformata dall’artista/artigiano. Le mani dell’uomo sanno di pietra, segno della connessione ancestrale tra la mente – il desiderio, l’intuizione, l’idea – e il fare.

La luce

La luce è rivelazione. Noi ne abbiamo bisogno perché vedere è una necessità: per cogliere il vero, il bello, il buono. Ma di questa luce non ne siamo tutti capaci. Ci vuole un occhio semplice, libero per accenderla, come quello di Letizia. Un occhio che coglie il senso nascosto, il nesso e ce li dona. Il Poeta Baudelaire ha scritto che “…la sensibilità di ognuno è il suo genio”. Letizia è una ragazza geniale, le sue foto esprimono una luce che svela e rivela.

“Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa c’era un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. […] E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po’ di libri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? […] E ve lo dico, secondo me quell’abbeveratoio è ancora lì. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro. E allora penso a quel tizio seduto con la mazza e lo scalpello, magari un paio d’ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. E’ la cosa che mi piacerebbe più di tutte.”

 

[Cormac McCarthy: Non è un paese per vecchi]

LA PIETRA LE MANI LA LUCE

Mostra fotografica di MARIA LETIZIA MORINI
CHIESA DEL SANTISSIMO
CORSO ROMA ACQUALAGNA
La mostra rimarrà aperta il
1-2-9-16-23 Novembre
negli orari: 10.00-12.30 15.00-18.00
Letizia e la luce delle mani

Ancora una volta Letizia ci ha meravigliato. Le sue fotografie, raccolte qui ad Acqualagna, non sono soltanto immagini: sono sguardi che respirano, che ci parlano con la voce silenziosa della luce. In esse si sente la sua segreta sensibilità, quella capacità rara di unirsi al mistero stesso della fotografia — arte che nasce e vive nel chiarore, nell’ombra, nel passaggio di un raggio che si ferma.
Letizia ha saputo cogliere quella luce che scivola sulle mani degli operai, sulle pietre che essi lavorano con pazienza e forza antica. Pietre che, nei suoi scatti, sembrano diventare carta preziosa, fragili e nobili allo stesso tempo. Lei guarda, attenta al senso profondo del loro travaglio, eppure resta invisibile, discreta come il respiro del mattino. È in questa invisibilità che si riconosce la sua vera qualità: una delicatezza innata, una presenza che non impone ma accompagna.
Nessuna foto appare costruita: e tuttavia ogni immagine è perfetta nella sua geometria naturale, nei gesti sinceri dei protagonisti, nella limpidezza delle forme. È la verità che ordina, non la regia. È la vita stessa che compone.
Con la sua nuova fotocamera, Letizia mostra anche la padronanza della tecnologia, ma in lei la macchina resta ciò che deve essere: un mezzo, non un fine. Ciò che le importa è vedere, e sentire. Perché il suo vedere è già un ascolto, e il suo ascolto è un modo di amare.
Queste fotografie parlano delle mani, delle pietre, del lavoro che unisce l’uomo alla materia. Hanno una forza comunicativa piena di verità, una bellezza che non finge. Potrebbero stare benissimo in un catalogo aziendale, sì, ma non per decorazione — piuttosto come testimonianza: dell’impegno, dell’emozione, dell’intelligenza che si trasmette dal cuore all’opera.
Brava, Letizia.
Hai dato alla luce la luce stessa.
Giorgio Donini.
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2025-12-18T23:34:30+01:00
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